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uncle-kannibalDa quando la società degli Stati Uniti d’America ha rivelato la sua faccia più lugubre e squallida, rivendicando il diritto primitivo, costituzionale e democratico all’odio, all’ignoranza, alla violenza, e all’arroganza becera e incolta, la stampa e la politica non hanno fatto altro che mettersi e metterci in uno stato d’allerta e di paura. Lecito e, in questo caso ahimè senza alcun dubbio,  giustificato. L’aberrazione è così evidente che rompe e irrompe nella campana di vetro della nostra qualità della vita. Quel baratro che si vedeva avvicinarsi da lontano di botto sembra vicinissimo. Sapevamo che il mondo (anche il nostro) non era come avremmo voluto che fosse, e che gli orchi, padroni di questa terra da millenni, stavano solo aspettando l’occasione per riemergere. Un dato bibliografico: le vendite di 1984 di Orwell sono alle stelle. L’Europa si rivela una volta ancora l’unica alternativa culturale decente di un intero pianeta, sempre più assediata e agonizzante tra alternative basate su istinti primordiali indegni per una specie con 150 mila anni di storia e 1500 centimetri cubici di capoccia. I rischi sono evidenti, e all’ordine del giorno. Asiatici, Africani, Russi e Mediorientali non sono più gli unici ad avere un folle alla guida della nazione, e stiamo dolorosamente riscoprendo che ciò che chiamavamo “democrazia” in realtà è la speranza instabile di una minoranza culturale. Una condizione fortuita, localizzata, e probabilmente di passaggio.

L’arrivo di questo nuovo imperatore galattico, tra le (molte) altre cose, ha avuto anche un effetto subdolo sulla redistribuzione degli equilibri morali. I “nostri” conservatori, quelli di casa, dai raffazzonati accaparratori di quattrini ai faccendieri traccheggioni dell’ennesima repubblica, ora sono “i moderati”. Quelli che ieri erano, secondo gli standard occidentali, i rappresentanti di una società rigida e provinciale,  oggi di fronte al mostro sono l’alternativa permissiva e aperta al dialogo, senza aver cambiato ovviamente né le loro proposte né la loro capacità politica. Quelli che erano i nostri volgari affaristi dediti alle lobby e al privilegio, confrontati col mostro risultano essere acuti ed eleganti mediatori sociali. Il mostro ha ricalibrato i valori, e allo stesso tempo ha unito “tutti gli altri”, che si ritrovano compagni di avventura e di resistenza morale. Tutto è relativo, diceva quello, e quando il mostro si avvicina ci tocca allearci con quelli che ieri erano gli improponibili, ci tocca difendere (e farci difendere da) quelli che ieri erano gli indifendibili. La sola esistenza del mostro cambia la media del panorama generale, spostandola terribilmente verso lo squallore. La presenza del pessimo fa sembrare il cattivo accettabile, e lo rende alternativa degna e decente, o per lo meno sufficiente. Senza aver ancora dilaniato nessuno, il mostro con la sua sola presenza ha già fatto regredire un processo morale, interno alla cultura europea, che era iniziato tanto tempo fa: ha generato una distanza, impensabile, tra un “lui” e un “noi”, dove ha meno senso distinguere angeli e demoni, pecore e lupi, degni e indegni, trincerati tutti sulla stessa barca in attesa dell’onda. La morte rende tutti uguali, ma la violenza, la stupidità e la paura, invece, solamente ci obbligano a fingere di esserlo.

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