Tag

, , ,

sad-leoIn genere si è sempre tutti d’accordo sul fatto che il sistema educativo non funziona. Risulta quasi impopolare affermare il contrario. In qualsiasi epoca e in qualsiasi nazione (o quasi) è regola generale dissentire con la struttura e l’organizzazione del sistema didattico. “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”, si dice. L’esperienza comune suggerisce che il detto popolare, sprezzante e diretto, cinico e spietato, riesce effettivamente e spiegare una considerevole percentuale delle inefficienze e delle falle dei metodi educativi, e questo vale dalle scuole infantili alle cattedre accademiche delle nostre università. Brutto segno, perché la nostra specializzazione evolutiva è la cultura, e la cultura non è affare del singolo, ma della comunità. Non c’è cultura senza tradizione, non c’è saper fare senza saper insegnare. Bisogna comunque riconoscere che la diffidenza verso i sistemi educativi a volte raggiunge degli estremi che fanno mettere in dubbio le critiche, critiche che vengono proprio da coloro che sono stati formati seguendo quegli stessi criteri che, secondo loro, sono inefficienti. Non possiamo negare che con certa frequenza la docenza non è vocazione ma bensì ultima spiaggia per molti aspiranti lavoratori. Non possiamo nemmeno negare che spesso la responsabilità della docenza non è associata a una previa responsabilità di formazione professionale e pedagogica del docente. Ma non possiamo nemmeno negare che gli studenti non rappresentano in genere una sincera e ponderata fonte di critica: non hanno conoscenze sui metodi didattici, non hanno esperienza per il confronto, e di certo come norma non rappresentano anime avide di sapere, ma piuttosto di festa e di esperienze imberbi. L’essere poi l’obiettivo principale della sottocultura di massa, abituati a comunicare solo concetti  primigeni con monosillabi digitali, immersi in una prospettiva strutturata su calcio, sesso, e tavernello, non ne fa una controparte interessante per il dialogo. Poi abbiamo i genitori, che sono quelli che hanno generato i loro stessi figli, e che hanno generato quella stessa cultura che sta annichilendo le loro capacità di impegno sociale e professionale. Quegli stessi genitori che a volte vogliono essere famiglia ma senza rinunciare al loro individualismo, vogliono essere padri ma senza rinunciare alla loro carriera, cercano il riconoscimento sociale e evolutivo del loro status riproduttivo ma senza tutte le conseguenze del compromesso di una nuova vita, esigono il diritto del far figli ma poi chiedono alle istituzioni di intrattenerli per evitare di dover toglier tempo prezioso alla loro agenda. Quegli stessi genitori che non sono riusciti ad educare decentemente un essere umano e vogliono insegnare al docente come se ne educano mille. Infine ci sono le istituzioni e i governi, quelli che non vogliono problemi, e invece di proporre una prospettiva in funzione di conoscenze e di esperienza chiedono al cliente che tipo di prodotto vuole ricevere, per poi trasformare il circuito in un allevamento di nuovi elettori, garanzia di attuali consensi e riserva di introiti futuri. E il dibattito si centra sulle norme, sulle leggi, sulle regole, facendo finta di non sapere che il successo o il fallimento dipendono solo in parte dalle convenzioni amministrative. Quante volte abbiamo visto una buona legge applicata male, o una regola balorda che è riuscita a dar frutti grazie all’impegno di gente capace. Il successo o il fallimento di una proposta lo fanno, in primo luogo , le persone. Nel sistema educativo gli studenti criticano i loro docenti e i loro genitori, i docenti criticano gli studenti e i loro genitori, i genitori criticano i loro stessi figli e i loro docenti, e tutti insieme criticano le istituzioni, che fanno finta di starli a sentire per poi mettere pezze buone solo a spostare il problema alle seguenti generazioni di legislatori e di governanti. Se pensate che l’educazione costi troppo, vedrete quanto vi costerà l’ignoranza, diceva Derek Bok. Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, e chi non sa insegnare amministra, aggiungeva qualcuno allo spietato proverbio italico. E tutto questo in una stagione di campionato francamente deludente.

Annunci