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1922 Beach Police Modesty CheckLe teorie recenti sul concetto di estensione cognitiva suggeriscono che la nostra “mente” sia un processo che nasce da una interazione tra cervello, corpo, e ambiente. Il processo cognitivo si basa fortemente sull’esperienza del corpo, interfaccia tra quello che c’è dentro e quello che c’è fuori. Il corpo non è solo un tramite passivo, una transizione organica, ma è espressione dei nostri processi cognitivi interni e allo stesso tempo è strumento di decodifica e interpretazione dei processi esterni. Il corpo rivela e allo stesso tempo plasma la struttura psicologica, quella sociale, e quella culturale. La forma in cui trattiamo il nostro corpo ci dice quindi molto di come vediamo noi stessi, e di come interpretiamo il mondo di cui facciamo parte. Da un lato il nostro corpo è testimone della nostra storia e della nostra percezione, dall’altro è il nostro codice per interpretare la realtà, la nostra unità di misura. Sentiamo con il corpo, viviamo con il corpo, ragioniamo con il corpo. Se tutto questo ha un’importanza cruciale nella comprensione di molti processi cognitivi, ce l’ha anche e soprattutto nell’interpretazione di molte prospettive individuali e sociali. Gli antropologi, i sociologi e gli psicologi si sono impegnati da sempre nel cercare di “leggere” passato e futuro sulla pelle della gente. Tatuarsi o perforarsi il corpo, soprattutto nei casi più estremi, non è solamente un messaggio sociale, ma è anche una alterazione dell’interfaccia organica tra dentro e fuori, che influisce su come ci vediamo, su come vogliamo che ci vedano, su come ci sentiamo, su come gli altri ci sentono.

I processi di integrazione culturale che stiamo vivendo e allo stesso tempo i cambiamenti sociali che stiamo sperimentando nella nostra società rappresentano un incredibile laboratorio sperimentale. Il ruolo femminile è stato da sempre particolarmente sensibile alle questioni sul corpo, e continua ad essere il testimone più palese delle sue trasformazioni. Da un lato abbiamo le donne islamiche che coprono integralmente o quasi il loro corpo, escludendolo dalla percezione sociale e sensoriale della comunità. Dall’altro abbiamo le nostre ragazzine occidentali, impegnate nell’ostentare chiappe e tette sin dalle prime tappe di differenziamento sessuale. Le prime minimizzano la visibilità della loro pelle e la partecipazione del loro corpo al contesto, negando al proprio corpo il diritto di esistere. Le altre massimizzano la sua importanza, esibendolo con spavalderia e cercando di superare costantemente la soglia di accettazione sociale. Il corpo delle une viene relegato all’oscurità e nascosto nelle tenebre, il corpo delle altre cerca le luci del palcoscenico e la gloria dello spettacolo. In entrambi i casi è un vincolo sociale: molte donne islamiche non verrebbero accettate dal loro branco se decidessero di mostrare il loro corpo, e molte ragazzine occidentali non verrebbero accettate dal loro branco se decidessero di non mostrarlo.

La ciliegina sulla torta, per psicologi, sociologi, e antropologi, viene dai recenti dibattiti estivi, forzati dalle condizioni climatologiche che conducono dal burka al tanga: le donne islamiche affermano che il dover nascondere il loro corpo non lo sentono come una privazione della libertà, e le ragazzine occidentali asseriscono che l’ostentazione di natiche e pacchetti genitali non ha nulla a che vedere con il sesso. Evidentemente qualsiasi repressione religiosa (e l’Islam in questo momento rappresenta l’esempio più estremo e preoccupante per la nostra cultura occidentale) si basa sulla negazione della libertà. E non c’è bisogno di un dottorato in antropologia per capire che l’ostentazione di pubi e deretani, in un gruppo di adolescenti europei come in uno di babbuini, rappresenta un messaggio sessuale vincolato alla gerarchia sociale. Nel bipensiero di George Orwell il Ministero della Pace si occupava di mantenere la nazione in un continuo stato di guerra, e il Ministero dell’Amore si occupava della repressione e della tortura. Siamo abituati al bipensiero nella politica, nelle amministrazioni, e nelle istituzioni. Ma quando è lo stesso popolo a nascondere le proprie debolezze e le proprie incoerenze nella negazione, vuol dire che si sta avvicinando un cambio sostanziale. E potrebbe non essere piacevole.

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