Tag

, ,

Britannia (1880)Curioso fenomeno para-politico questa settimana: gli inglesi escono dall’Europa senza esservi mai entrati. E’ come una di quelle magie con la bionda in pajette che entra nella cassa, tutti si preoccupano perché la trafiggono con le spade, ma lei poi appare sorridente e sgambettante tra un pubblico che asserisce, sorride, e applaude senza una ragione decente. Solo il mago conosce il complesso meccanismo occulto dell’illusione, ma grosso modo tutti sappiamo di che si tratta: dentro la cassa la bionda non ci stava. Noi che limitiamo le nostre conoscenze economiche alle cabale di indici e acronimi che ci appioppano ai telegiornali in stile latinorum di Don Abbondio per farci credere che ci stanno informando, riconosciamo che sicuramente ci saranno accordi e equilibri di mercato che non conosciamo, che non capiamo, e che comunque manco siamo poi troppo sicuri di quanto possano influire sulla nostra qualità della vita. Ma a parte questi pilastri della dinamica geopolitica di cui ignoriamo l’esistenza, per quello che possiamo immaginare non si prevedono cambi drastici. L’Inghilterra non sta nello spazio Schengen e non sta nell’Euro, quindi non risulta poi troppo chiaro a noi del popolaccio perché questo distacco ci potrebbe cambiare la vita. A livello economico nessuno rinuncia al mercato del denaro, quindi da dentro o da fuori si suppone che tutte le parti in causa (governi, imprese, squadre di calcio) si implicheranno per mantenere i vantaggi economici attuali, se ne ce sono, aggiungendo al protocollo di turno un paio di firme e un modulo addizionale per portare avanti il meccanismo amministrativo. Nessuno ha mai “sentito” l’Inghilterra come parte dei nostri Stati Uniti d’Europa, e spesso la sensazione è più che altro quella di una vecchia signora che partecipa alla riunione dettando sentenza ma senza essere soggetta alle regole dello statuto. Come in un paradosso sofista, uscire da qualcosa senza prima entrarci sembra una sfida a cavallo tra meccanica quantistica e prestidigitazione del sabato sera.

Ci sono però due fattori che non possono passare inosservati, e che non hanno nulla a che vedere con le scienze economiche o con l’uscita degli inglesi dall’Europa, ma con tendenze più generali e meccanismi potenzialmente più pericolosi. Il referendum inglese, di fatto, ne è conseguenza, campanello di allarme, caso-studio, che rivela i problemi più sostanziali che si nascondono (nemmeno poi troppo) dietro il suo risultato. Primo, vedendo come vanno le cose nel resto del pianeta, è chiaro che un fattore oggi più che mai fondamentale è l’unità e l’integrazione, e non l’economia. Impossibile pensare a una economia robusta senza integrazione e cooperazione. L’unità è sempre di più il fattore determinante, e limitante: se non c’è, qualsiasi processo è a rischio. Chi non è capace di vedere e di capire questo scenario è probabilmente una persona che darà più problemi che soluzioni. Oppure mente, e vuole trarre profitto personale dalla confusione. Sia come sia, adesso sappiamo che la metà degli inglesi potenzialmente rientrano in queste due categorie. E la cosa non lascia gli animi sereni.

Secondo, ancora una volta la “democrazia”, nel nome del “cinquanta per cento più uno”, fotte il quarantanove per cento degli altri. Ormai dovunque c’è una situazione di paralisi elettorale, dove scrutini e plebisciti si giocano sull’onda di pochi punti percentuali portati dal vento o giocati ai dadi. La corruzione ideologica della politica, che invece di proporre alternative basate su esperienza e capacità si adatta alle speranze degli elettori per cercare di ottenere voti e consensi, ha generato un marketing in cui tutti i venditori sanno come abbindolare il cliente, finendo in una costante situazione di stasi dove l’equilibrio serve solo a mantenere congelati i privilegi senza che vi sia una reale dinamica di progresso. La demagogia porta allo stallo elettorale, l’ipocrisia e la corruzione portano alla subcultura, ai nazionalismi, alla superficialità, in un modello democratico dove l’un per cento decide per tutti, e in questo caso inglese anche per gli altri. Pericoloso, e insensato. La democrazia deve essere un concetto proporzionale, e non di soglia, soprattutto in un mondo dove le priorità del popolo sono il mercato del calcio o quello del sesso, la tecnologia del cellulare o dell’automobile, e le relazioni posticce delle reti sociali.

Ci dobbiamo per forza fidare di quelli che si suppone ne sappiano più di noi, e che prevedono sciagure a seguito della scissione britannica. Ma visto che ormai il danno è fatto, non ci resta che vedere il bicchiere mezzo pieno: da oggi abbiamo le idee più chiare su cosa voglia dire essere europei.

***

Citizens of Hope & Glory,
Time goes by – it’s “the time of your life”.
Easy now, sit you down.
Chewing through your Wimpey dreams,
they eat without a sound;
digesting England by the pound.

 

Annunci