Tag

, , ,

Multinormale

Siamo tanto assuefatti dal ripetere costantemente come un mantra che siamo tutti uguali che ci stiamo dimenticando che siamo tutti diversi. Abbiamo tutti gli stessi diritti, ma siamo tutti incredibilmente diversi. E non immaginiamo minimamente quanto. Pensiamo che le differenze siano associate all’ideologia, al sesso, al cibo, alla morale, ma la differenza più grande è quella della mente, della percezione, delle tante forme alternative, spesso difficilmente compatibili, di sentire e analizzare il mondo. E’ una differenza abissale, e non la conosciamo affatto anzi, addirittura ne ignoriamo l’esistenza. In questo spazio multivariato ognuno di noi è un punto in una nube di punti, e la sua posizione è dovuta alle sue particolari combinazioni di fattori biologici e culturali che determinano il suo carattere, la sua forma specifica di vedere le cose, di saper immagazzinare o elaborare le informazioni. Qualcuno sta al centro di questa distribuzione, e qualcuno sta verso la periferia. Mano a mano che ci allontaniamo da una “forma media” di vedere il mondo, e ci spostiamo verso aree marginali, succedono tre cose. Primo, quanto più uno è differente, quanto più il suo modo di capire e di rispondere agli eventi è distante dalle forme comuni. Secondo, quanto più uno è differente, quante più persone non sono in grado di capire la sua visione, la sua prospettiva. Terzo, quanto più uno è differente, quanto più si troverà in una zona “rarefatta” del grande spazio, e questo vuol dire che le persone “più simili” a lui saranno, comunque, abbastanza differenti da lui. Tutto questo richiede vincoli, limiti, e soprattutto compromessi, al momento di doversi relazionare con gli altri. Evidentemente queste differenze non si associano, in assoluto, a un giudizio di valore, a un meglio e a un peggio. Alla fine però il meglio o il peggio lo fa la distanza dalla massa. Anche qualità apparentemente positive (come quelle associate alle capacità cognitive) diventano un pericolo quando portano lontano dalla mandria, che in genere reagisce piuttosto male a chi spicca per qualsiasi diversità. Per esempio una persona con particolari doti analitiche o percettive sarà interpretato come un “genio” o come un “creativo” solo dentro un certo margine di lontananza dalla media. Oltre un certo raggio, il genio sfuma nel “matto”, passando per vari stadi di “stranezza”. L’esploratore di H.G. Wells che arriva nel paese dei ciechi e che si sente un messia in qualità delle sue “migliori” capacità percettive e conoscitive finisce per essere emarginato dalla società, e visto come un inetto, un folle. L’autistico con sindrome di Asperger non ha altra scelta che simulare, per poter sopravvivere. Qualcuno soffre la distanza, e cerca di avvicinarsi alla media. Ma la storia dello scorpione e della rana ci insegna che certi aggiustamenti sono spesso palliativi instabili e solo funzionano sul breve raggio e per un corto tempo. Diceva Antonio Machado che il folle paga la colpa degli altri, ed è bene essere coscienti delle proprie differenze, se non si vuole rischiare di ingannare una vita intera con dei falsi obiettivi. Uno slogan femminista recitava “Uguaglianza come diritto, diversità come valore”: la prima parte ci sta costando cara, la seconda non abbiamo nemmeno cominciato a considerarla.

Annunci