Tag

Abre los ojosDietro all’orrore umano ci troviamo un pò di tutto, dall’odio alla stupidità, dalla subcultura alla manipolazione, dalla corruzione alla disperazione. Il comportamento estremo, nella politica come nelle religioni, può essere il risultato di fattori e processi totalmente differenti, che portano a risultati simili. Dietro l’estremismo ci può essere una manipolazione criminale o una psicopatia conclamata, l’ignoranza o la solitudine, o la paura. Spesso paura di se stessi, della propria incapacità di essere migliori di quello che uno è. Ma se vogliamo considerare l’estremismo nelle sue componenti basiche, escludendo eccessi criminali e psicopatologici, e lasciandosi per un momento dietro i fattori sociali che hanno generato l’odio o il disagio per analizzare i parametri operativi dell’estremismo più “convenzionale”, quello dei bar, delle scuole, del quotidiano, dell’amico di quartiere, credo che possiamo almeno contare con tre componenti. Primo, la mancanza di informazioni. L’estremista in genere si affida a un conoscimento parziale del contesto, delle regole, degli eventi. Secondo, la capacità di analisi. L’estremista in genere non è capace di considerare le relazioni, o almeno non riesce a farlo su una scala sufficientemente globale. Terzo, l’esperienza. Molti estremisti parlano di condizioni e situazioni che non hanno mai vissuto, mai sperimentato, e che hanno solo idealizzato. Queste tre componenti sono, in qualche modo, additive e complementari. Spesso c’è una correlazione e una amplificazione reciproca di questi tre fattori, e si genera lo stereotipo dell’estremista da ghetto, cresciuto in un ambiente di violenza e subcultura, in uno scenario di disperazione personale e altrui. Ma invece ogni tanto ciccia la figura dell’estremista “colto”, eccezione che viene assurdamente utilizzata per negare la regola, per fare dell’estremismo una scelta valida come un’altra, con i suoi diritti e con le sue ragioni. Ebbene, in genere si tratta di qualcuno che eccede in uno di quei fattori, ma difetta sensibilmente negli altri. Pericoloso aver raccolto informazioni se non si sanno gestire, come pericoloso saper giocare di destrezze logiche se si basano su una conoscenza fallata. L’estremista colto è una figura da salotto, che spicca facile sullo sfondo grigio della subcultura. Si sente forte in virtù del suo ruolo nel branco, ma proprio per questo suo ruolo è anche più cosciente che il branco a volte reagisce secondo regole difficili da prevedere, e soprattutto da contenere. Come disse qualcuno che conosceva la questione, il problema delle rivoluzioni è che poi rimangono i rivoluzionari, e una volta utilizzati per arrivare al potere poi non si sa più come gestirli.

Nei tre fattori dell’estremismo casareccio ovviamente gioca un ruolo fondamentale l’educazione, che permette un accesso alle informazioni ma anche un allenamento all’analisi. Informazione e capacità di analisi sono le basi uniche e essenziali per sviluppare coscienza e conoscenza. È abbastanza assurdo e sconfortante vedere come la nostra società insiste su modelli culturali al limite del subnormale e poi si lamenta e si stupisce delle conseguenze di aver generato cortecce cerebrali levigate. E per quanto riguarda l’esperienza, quella non si insegna, in genere si soffre. E si dimentica ad ogni generazione successiva.

Annunci