Tag

, ,

Charlie HebdoNoi occidentali, anche se abbiamo fondato la nostra economia sullo sfruttamento delle economie altrui, possiamo vantare un modello di vita e un livello culturale senza dubbio eccellente e unico quando confrontato con le alternative planetarie. Democrazia, libertà di espressione, qualità della vita, rispetto e diritti, tutti concetti forse relativi e soprattutto discutibili, ma senza nessun dubbio (almeno in questo momento) incredibilmente più sviluppati nella nostra società che nella maggior parte delle altre culture. Questa è forse una ragione buona per giustificare l’attenzione che dedichiamo ai nostri problemi rispetto a quella che mettiamo nel prenderci cura dei problemi altrui. Una strage come quella di Charlie Hebdo è cosa di tutti i giorni in molti territori africani, asiatici, o sudamericani, ma evidentemente non raccoglie la stessa attenzione mediatica. I media sono i nostri, e quindi sicuramente c’è un peso relativo. Ma il fatto appunto che noi stiamo riuscendo a proporre una alternativa culturale con dei valori così differenti dal resto del pianeta costituisce almeno in parte una motivazione abbastanza seria per considerare gli eventi in una luce almeno differente.

Certo, dobbiamo cercare di evitare comunque di cadere nelle reazioni popolane del linciaggio e dell’odio, per due ragioni. La prima è pragmatica: la storia ci insegna che le dinamiche della politica nazionale e internazionale spesso sfuggono al cittadino, le bombe non si sa mai chi ce le mette, e spesso le cose sono più complesse (e più squallide) di quanto possa sembrare. Servizi segreti, stragi, e colpi di Stato, ci dovrebbero avere insegnato a prendere precauzioni prima di odiare qualcuno.

Secondo, dell’atto terrorista ci resta l’orrore dell’evento, e a volte ci dimentichiamo di tutto quello che c’è dietro. La parola stessa “terrorista” rappresenta un ammasso informe di sensazioni e accomunamenti impropri, spesso utilizzati dai governi di turno per manipolare la sensibilità della gente. Credo che nei nostri giornali e telegiornali ci siano almeno quattro tipologie differenti di “terroristi”, ed è bene distinguere. Innanzi tutto, ci sono i popoli oppressi dai regimi, dalla corruzione, dal sopruso, che quando si ribellano allo sfruttamento feroce vengono catalogati come terroristi dai loro stessi aguzzini, che controllano l’informazione, per generare una crudele e spietata inversione delle parti agli occhi della comunità internazionale. In questo caso il termine “terrorista” è decisamente improprio, frutto di una sfacciata manipolazione dei termini e delle emozioni. Ci sono invece i criminali veri e propri, quelli che usano la scusa di una ideologia per fare affari personali. In nome di una ideologia manipolano e devastano, in cerca di potere e di denaro, generando instabilità per approfittare e lucrare sulla disperazione. Poi ci sono i folli. Persone neurologicamente disturbate che, sempre utilizzando una falsa ideologia come scusa, sfogano i loro disturbi mentali. Alienati, che trovano in questa matrice violenta un luogo di giustificazione e protezione, i mezzi per coltivare la loro follia, e la condivisione di altri alienati come loro, che nascondono le loro debolezze e le loro perversioni dietro una facciata ideologica. Infine c’è l’ignoranza, spesso aggravata dalla disperazione. L’ignoranza genera il sonno della ragione, che poi genera appunto i mostri. La mancanza di una cultura decente da un lato causa una povertà di conoscenze e di informazioni, creando situazioni facilmente manipolabili. Ma, soprattutto, la mancanza di una cultura decente genera coscienze semplici, malleabili, cervelli lisci, con poca capacità di analisi e di autodeterminazione, morti viventi in cerca di una ragione che non sono capaci di intendere e di capire.

Questi quattro gruppi di “terroristi” non sono a tenuta stagna, presentando gradi e ibridi, combinazioni e situazioni eterogenee che li portano a interagire e a mischiarsi. Ma sono comunque il risultato di processi totalmente differenti, e non andrebbero messi nella stessa pentola. Proprio perché siamo coscienti dell’importanza dei valori che la nostra società sta proponendo, dobbiamo tenere in mente queste differenze. In primo luogo per riconoscere le responsabilità e valutare le implicazioni. Poi per evitare di cadere in trappole geopolitiche di vecchio stampo. Infine, per ricordarci che il terrorismo non è la causa dei nostri mali, ma è solo una conseguenza, forse addirittura solo un sintomo generale di una malattia scatenata da fattori molto differenti. E prevenire continua ad essere sempre più sensato che curare.

Annunci