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CyberdopaLa potenza è nulla senza controllo, e sappiamo bene che la tecnologia è letale quando la capiscono in pochi e la utilizzano in tanti. Tra usi e abusi l’essere umano si vizia e poi si punisce, ma è sempre solo lui l’unica creatura che inciampa due volte sulla stessa pietra. Stanno ricevendo successo e attenzione i programmi che autolimitano l’accesso internet dal proprio computer. L’utente, assuefatto al cazzeggio e disorientato nella biblioteca di Babele digitale trasformata nel paese dei balocchi, chiede aiuto alla stessa tecnologia che lo ha reso schiavo. Le finestre online si aprono e si chiudono convulsamente, il campanello della posta elettronica entra come un tarlo nei centri cerebrali dell’attenzione, messaggi di testo che tartassano con la costante determinazione di una goccia cinese, le reti sociali che richiedono un grooming tribale continuo e fedele, aggiornamenti informatici, messaggi di allerta, un post, un video, una notizia terribile e una puttanata geniale … E tu stai studiando, o lavorando, o gestendo, o creando … L’attenzione si frammenta, i filtri dei sensi e dei ragionamenti si intasano, il processo cognitivo che porta all’assimilazione o all’atto creativo e che richiede fasi e sequenze non riesce mai ad arrivare al suo climax. Questi programmi, settati direttamente dagli stessi utenti, auto-limitano l’accesso a internet secondo criteri temporali o secondo criteri di selezione dei contenuti. Il cybertossico si fa legare le mani per scappare all’ansiogena peregrinazione digitale, per fuggire al vagabondaggio convulso della rete, intrappolato come un topo di laboratorio che cerca la pace cerebrale nelle sue scariche di endorfina cliccando ossessivamente sul bottone. In internet, il piacere oppioide della novità continuata ed epilettica annienta quello della lenta opera di conoscimento tradizionale. Questi programmi sono già molti, per tutti i gusti e per tutti i sistemi operativi. Stupefacente, e indicativo, che abbiano avuto successo. I corsi on-line stanno incorporando nelle loro interfacce trucchi psicologici per distrarre lo studente dallo zapping cybernetico, domando la sua attenzione o addomesticandolo con ricompense sottili che ne tengano vive le sue dosi di dopamina, saziandolo biochimicamente di soddisfazione endogena alternativa all’ipnosi della deriva on-line. Difficile controllare una droga che, invece di entrare nel corpo attraverso una siringa o una pastiglia, si presenta sotto forma di stimoli visuali, viaggiando nell’etere e raggiungendo il cervello direttamente dagli occhi!

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