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Jackson PollockEnrico Grassi è filosofo, si è occupato in particolare della dialettica di Hegel, e parzialmente di logica formale. Ha pubblicato recentemente alcuni lavori su estetica ed evoluzione. In ambito politico, ha analizzato il concetto di modo di produzione e di democrazia. In passato ha studiato Gianbattista Vico e, soprattutto, David Hume, una passione-avversione epistemologica riemersa costantemente essendo, come dice lui,  “una montagna che o si scala o ci si ferma”. Si è anche occupato della differenza uomo-donna nel processo evolutivo. Nei ritagli di tempo dipinge, riversando sull’estetica e sulla filosofia l’esperienza della pittura. In questa intervista presenta alcuni spunti sull’arte contemporanea …

Quali elementi e quali fattori hanno caratterizzato secondo te l’arte contemporanea?

Con l’inizio del Novecento la pittura, al pari di altre arti, conosce una doppia crisi, una interna con la nascita dell’informale (o del colore senza disegno), e una esterna con il dadaismo (in cui alla pittura – e alla scultura – subentra il ready made o i suoi derivati). Dobbiamo chiederci perché la figura viene rifiutata, e cosa non riesce ad esprimere che altri mezzi possono. L’arte classica con la figura esprime direttamente quello che rappresenta: una persona, una battaglia, una marina, un campo di grano, una natura morta, una crocifissione. La figura riproduce ciò che si vede. Nel secondo decennio del Novecento nasce un nuovo tipo di arte che sconvolge pittura, scultura e fotografia attraverso la ricerca di nuovi contenuti che non sono rappresentabili con le figure. L’energia naturale non può essere visualizzata in una immagine, è resa invece percepibile attraverso un albero cresciuto in modo deformato a causa di un anello che stringe il tronco in un punto (Giuseppe Penone); la società dei consumi, i miti sociali sono resi attraverso collage di immagini riprese dalla pubblicità (Richard Hamilton e James Rosenquist), o direttamente attraverso l’esposizione delle merci che si possono trovare nei supermercati o di gigantografie dei personaggi più simbolici di un’epoca (Andy Warhol). Nell’arte del Novecento si è verificata una specie di deriva. Una volta stabilito di fare arte con l’utilizzo di oggetti vari e di corpi umani o animali, viene di conseguenza la moltiplicazione delle soluzioni alternative, come accade una volta che si è stabilito di usare i colori senza le forme. Si possono accostare più colori, o usare un solo colore, o nessun colore; colori disposti geometricamente o in libertà e casualità. Chi rifiuta di disegnare su una tela utilizza al suo posto un prato, una spiaggia, il corpo umano. Chi decide di utilizzare materiali vari per comporre una scultura si serve di oggetti nuovi o vecchi, industriali o naturali, acquistati o presi in una discarica. Può anche produrre personalmente una installazione o farla eseguire da altri. Può rappresentare qualcosa con il proprio corpo o con il corpo di altri, può esporre in un museo una scatola con le proprie feci o scatole con spugnette industriali. Si può produrre arte con oggetti già confezionati per altri motivi, semplicemente esibendoli, o con oggetti in costruzione da parte dell’artista o da parte del pubblico, da esporre in un museo o da creare in strada. Arte fatta con le mani o con il computer. Nelle Performance si può agire da soli, con altri, o fare agire solo gli altri, come spettacolo per il pubblico o come spettacolo con il pubblico. L’opera può essere indirizzata ad un solo senso o a più sensi simultaneamente.

Cosa caratterizza “la tecnica” nell’arte contemporanea rispetto alle arti tradizionali?

Possiamo distinguere grossolanamente i manufatti in artigianali ed artistici. L’artigianato arcaico, i cui primi reperti oltrepassano il milione di anni, si è limitato ad imitare oggetti e funzioni presenti in natura. L’arte, invece, nasce di recente, con Homo sapiens, quando compare una specifica forma di astrazione. L’arte nasce e rimane racconto libero; l’artigianato non può oltrepassare il vincolo dell’utilità, del “servire a”. Per questa intrinseca differenza, la tipologia dei giudizi sui prodotti artistici e sui prodotti artigianali deve rimanere in parte diversa. Se quindi può esistere artigianato senza arte, non è possibile il contrario: il pittore deve sapere lavorare con il disegno e con i colori come il falegname sa lavorare con il legno, anche se il primo produce cose che devono essere solo guardate, non devono servire a niente. L’artista contemporaneo non è più un artista-artigiano, perché usa materiali esistenti per esprimere percezioni di qualche genere. Possiede tutt’al più una tecnica, una prassi operativa. Non possiede una professionalità raggiunta con anni di lavoro che lo distingua dai non addetti ai lavori, tanto è vero che a volte ordina ad altri l’esecuzione dell’opera che ha ideato. Lo stesso discorso vale per la pittura astratta composta da semplici ed informi macchie di colore. Tutti possiamo essere artisti alla maniera dei contemporanei e tutti lo siamo e lo siamo stati più volte in uno dei tanti modi possibili.

Quale è stata la relazione in questo senso tra la fotografia e le altre arti visive?

La fotografia, in quanto arte figurativa, è l’ultima delle arti classiche; in quanto strumento di testimonianza, è la prima delle tecniche non manuali adatte alla riproduzione della realtà. La fotografia è quindi una sorta di replica dell’arte classica, potendo rappresentare le stesse cose, pur non comportando una specifica abilità artigianale: la macchina infatti ha preso il posto dell’uomo. Un rapporto molto simile si verifica tra l’artigiano del Cinquecento e l’operaio di fabbrica, giacché il lavoratore, con il passaggio dallo strumento alla macchina, si trasforma in suo semplice assistente, le cui elementari operazioni sono prestabilite. Anche la macchina fotografica – nell’uso più semplice – riduce l’operatore a semplice supporto. La macchina fotografica tuttavia presenta anche un altro aspetto, oltre quello del fissare in modo immediato un evento, ovvero quello artistico, quando l’assistente diventa regista, superando il semplice ruolo assistenziale. In questa nuova funzione ritrova una sorta di capacità artigianale mista a gusto artistico che risalta quando la fotografia è particolarmente significativa, indice di scelta. L’uso testimoniale della fotografia non conosce invecchiamento, anzi, è sempre più richiesto, essendo questa la società delle immagini. Per il secondo aspetto, essa segue le sorti dell’arte classica, di quel genere d’arte che rappresenta direttamente la realtà, ma che non è in grado di cogliere ciò che non appare alla vista, come alcune emozioni o concetti. Per questo motivo la fotografia raccoglie lo stesso giudizio della pittura classica: positiva per alcuni – tra cui il sottoscritto –  in declino o limitata per altri. L’arte classica, insieme alla fotografia artistica – di cui il film è una estensione – è un’arte artigianale, mentre quella contemporanea è un’arte concettuale; arte  figurativa o formale l’una, arte allusiva o metaforica l’altra. Entrambe valide, radicalmente diverse, ma senza reciproca esclusione.

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