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Europreacher (EB)

Zona elettorale europea. Gli euroscettici manco ci fanno caso, noi euroillusi facciamo almeno finta di crederci. Certo, ci vuole una bella dose di ottimismo. Tutti gli imperatori lo sanno bene, lo hanno imparato a loro spese, che quanto più grande il territorio meno si controlla. I grandi spazi garantiscono anonimato e rifugi discreti, e il parlamento europeo è una tana ambita. Si, perché il lavoro di un responsabile di quartiere lo conosco bene e lo misuro tutte le settimane, quello di un parlamentare di governo posso quantomeno informarmi e fare supposizioni, valutandolo anno per anno, ma invece il parlamentare europeo non ha volto. O meglio, ce l’ha (generalmente posticcio e sorridente come in tutti i santini elettorali) per poche settimane, ma poi si becca uno stipendio da favola e chi lo ribecca più. In genere, sia che il parlamentare europeo faccia un buon lavoro sia che si imboschi senza lasciar traccia né operato, una volta assegnato alla sua missione svanisce nel suo nuovo incarico e non se ne sa più nulla. Con poche eccezioni, il parlamentare europeo sparisce una volta eletto. Non sappiamo se lavora bene o male. Il suo contributo si diluisce in una gestione continentale, e sui tempi lunghi. Ovvero devo andare a votare, più che in altre situazioni, con fede e fiducia. Chi è molto religioso è abituato a rinforzare la speranza, secondo il principio che se ti hanno fregato mille volte la milleuna può essere che non lo facciano. E anche se lo fanno tu porgi l’altra guancia che se ti comporti bene e ti fai fregare senza baccagliare allora poi ti premio quando sei morto. Ma chi sceglie altre logiche, chi analizza la situazione da un punto di vista politico e sociale, e soprattutto chi ha un minimo di conoscenze in statistica di base, sa che se ti hanno fregato mille volte la possibilità che ti freghino anche alla milleuna è altamente significativa. E un voto alla cieca non aiuta a dare coraggio.

A questa mancanza di identità e di referenza ci aggiungiamo anche che ormai da tempo i programmi dei partiti sono cuciti su misura, come fossero le pubblicità di una lavatrice, e non fanno capire le intenzioni e prospettive di chi li propone. Una sintesi di questi programmi sono i loro spot elettorali: tutti uguali, totalmente basati sulla demagogia di affermare le stesse cose ovvie e scontate. Un programma dovrebbe essere la soluzione proposta da un partito, secondo le sue competenze professionali e culturali: io poi voto la soluzione che più mi convince. Invece i nostri partiti fanno esattamente il contrario: si informano di che cosa vuole la gente, e gli presentano la loro soluzione per farsi votare. E’ di fatto la morte atroce della politica: un politico professionista deve guidarmi secondo le sue conoscenze, e non adeguarsi alla mia ignoranza solo per farsi eleggere. Se un politico è convinto della sua soluzione, deve coerentemente appoggiarla anche se non piace alla gente, e non può adeguarla solo per far comprare il prodotto. Invece vige la massima grouchiana “questi sono i miei principi, ma se non vi piacciono ne ho degli altri”.

Insomma, tra programmi senza contenuti e preconfezionati dai sondaggi, e in una situazione di sfiducia generale verso una classe politica sempre più estranea e isolata dal mondo reale, il parlamentare europeo appare in campagna elettorale sulla tappezzeria multistrato di un discutibile abuso pubblicitario, per poi sparire nell’oceano amministrativo senza lasciar traccia, ma con uno stipendio d’eccezione e privilegi a vita. Che vi devo dire … andate a votare, che l’alternativa è pure peggio.

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