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Hypocrisy (Evakke)

Alcune regole semplici ed efficaci per un decisivo e rassicurante successo sociale. Primo, la base di sempre, da quando mondo è mondo: avere buone relazioni con tutti, dare ragione a tutti, appoggiare sempre tutti. Sorridere. Poi fai pure come ti pare, la coerenza non è necessaria, anzi occhio che troppa coerenza può generare sospetti. Ogni gruppo sociale si stabilizza su certi livelli di ipocrisia, e un eccesso di coerenza genera diffidenza, e discordia. Secondo, devi saper fare bene una cosa, una qualunque, ma una sola. Se sai fare bene diverse cose la stima si converte in invidia, e non va bene. La società riconosce il valore solo all’interno di piccole variazioni dalla media, e rigetta con forza tutto quello che non comprende. Quindi devi eccedere ma in modica quantità, che se ti allontani troppo poi sparisci all’orizzonte, e l’orizzonte è molto più vicino di quanto non si creda. Terzo, non proporre mai nulla, ma partecipa a tutto. Se proponi, se “fai”, ti metti sicuramente contro l’ego di qualcuno o contro i suoi interessi, ma soprattutto ti posizioni sul tabellone delle critiche gratuite, bersaglio facile e atteso da molti. I gruppi cercano sempre dei bersagli comuni, per scaricare energia e frustrazione ma anche per evitare di scannarsi l’uno con l’altro. Evitare di stare nella lista è raccomandabile. Nelle sottili e fragili dinamiche di gruppo quindi non bisogna proporre, ma piuttosto partecipare a quello che propongono gli altri. Loro si beccheranno le rogne, tu gli applausi. Quarto: professionalità il minimo indispensabile. Il professionale non piace. La società è in genere peciona, e vede la professionalità come una minaccia. Il professionale obbliga gli altri ad esserlo, o evidenzia il loro non esserlo. In entrambi i casi, non è bene accetto. Nell’abbigliamento come nella parola o nel grado di impegno: il minimo sindacale. Ma per il resto il pacchetto ha un colore preferito, ed è quello della superficialità. Quinto, demagogia. Funziona sempre. E’ davvero stupefacente come funziona sempre. Critica e elogia in funzione di chi si critica e chi si elogia in quel momento e secondo quella circostanza. Difendi con forza l’ovvio, e afferma con visibile certezza ciò che è scontato. Annuisci se annuiscono. E adatta la tua espressione alla loro espressione, ci vuole solo una frazione di secondo, un pò di attenzione, e un certo addestramento dei muscoli facciali.

Queste regole d’oro sono, magari con un peso relativo che per il momento ignoro, additive. Se vai male in una puoi compensare investendo molto in un’altra. E ci sono solo due modi per riuscire bene fino in fondo: o ti viene spontaneo, o fingi. Sennó l’unica è averci culo.

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Per un approccio più analitico sul successo sociale rimando ad un esperimento semplice ed efficace, dove la complessità del gruppo si disseziona nelle sue dinamiche più lineari. Paradigma etologico o esperimento concettuale, il messaggio non lascia nessun dubbio sull’interpretazione dei risultati …

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