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V (DStokes)Dietro a qualunque tentativo populista di tranquillizzare la folla con dosi metadoniche di speranza e promessa di un futuro migliore, c’è una cruda realtà: politica e religione sono i principali strumenti di controllo delle masse. Il calcio e la televisione poi fanno il lavoro fino, arrivando fino al midollo, ma la garanzia storica e istituzionale sono i governi e le chiese. E’ il mercato della fede, nell’essere umano e in quello sovrumano. Diceva Mario Monicelli che la speranza è un inganno inventato dai potenti, e c’è proprio poco da aggiungere. Le caste politiche e religiose sono formate da specialisti, spontanei o addestrati, dall’esperienza o da un opportuno allenamento tecnico, dell’illusionismo sociale. Sanno giocare quelle partite dove tutti i pedoni sono sacrificabili, perché ne arriveranno degli altri. Prestigiatori delle garanzie economiche e legali, chirurgi esperti della resezione morale, in un gioco delle tre carte tra promessa,  colpevolezza, e speranza.

L’orco nero si nutre delle debolezze delle sue stesse vittime: se e quando perisce, una delle vittime diventerà carnefice, perpetuando la stirpe. I diritti negati si trasformano in diritti abusati, e la morale del popolo finisce dove finisce il popolo. Ovvero, morto un Papa (o un parlamentare) se ne fa un altro, e quando di improvviso ti ritrovi dal corteo di piazza alla sala dei bottoni, cambia la prospettiva. Qualcuno disse che il problema delle rivoluzioni è che poi rimangono i rivoluzionari, e il ciclo riprende perverso e sempre uguale, in una spirale di pessimismo antropologico da cui è difficile allontanarsi al momento del giudizio sociale.

Una garanzia di degrado è in genere l’assenza dei livelli intermedi delle piramidi gerarchiche. Ovvero, la loro presenza illusoria. Basta riempire le gerarchie (statali, religiose, militari, amministrative) di livelli intermedi deboli, e il gioco è fatto. Si riempie il livello intermedio di incapacità spicciola, e di passacarte riconoscenti che, per qualche briciola del panettone, ripagano col silenzio e con la loro assenza. Imbottisci il livello intermedio di incompetenza e collusione, e il risultato è garantito: tra i livelli inferiori della gerarchia sociale e quelli superiori si crea una barriera, un vuoto, un salto, una mancanza di contatto, una mancanza di informazione, una mancanza di struttura. I livelli intermedi sono cuscinetto di protezione dei livelli superiori e valvola di sfogo di quelli inferiori, e sono disposti a tutto per non dover tornare lì sotto tra la massa delusa e isterica. L’assenza di livelli intermedi decenti destabilizza la piramide gerarchica, e spezza la catena della responsabilità. Alan Moore dalla maschera di Guy Fawkes ci ricorda che anarchia non vuol dire assenza di regole, ma bensì assenza di capi: le regole ci sono, intrinseche, morali, spontanee, ovvie, chiare e condivise, e non c’è allora bisogno di qualcuno che le faccia rispettare. Utopico, con molta probabilità. La stessa probabilità ad oggi di trovare un sistema politico, religioso o istituzionale, che abbia sviluppato una morale sufficientemente coerente da generare una sana gerarchia di responsabilità civili e sociali. Andreotti ci ricordava che il potere logora chi non ce l’ha, e Cossiga che la democrazia è il minore dei mali. Se avete delle lamentele, potete esporle ad un operatore telefonico. La chiamata sarà registrata per la vostra sicurezza. Musica.

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