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William Albert Allard (Paris)

Negli anni venti dell’800 la società occidentale inizia a controllare, manipolare, rivelare e registrare i percorsi della luce, e i suoi effetti sui substrati chimici: nasce la fotografia. La nostra mente estesa aggiunge definitivamente alle sue risorse mnemoniche e sensoriali uno degli strumenti più fondamentali e profondi, l’immagine, vincolata fino a quel momento a un contesto e ad un metodo altamente imperfetto, incompleto, a bassa risoluzione, con una scarsa sensibilità ricettiva e limitata reattività temporale. L’immagine diventa proiezione sensoriale, induttore cognitivo, e registro storico. Le reazioni furono differenti, opposte, estreme, come conseguenza di un cambio tanto radicale nella struttura cognitiva sociale e individuale. Nel 1839 François Arago afferma che la fotografia non avrà mai successo nel ritrarre le persone, perché troppo sincera, troppo poco adulatrice, rappresentando una cruda realtà che la gente non vuole conoscere o ricordare. Ma nello stesso anno Paul Laroche afferma invece che, con la fotografia, muore la pittura. Il primo libro fotografico è del 1944, “The Pencil of Nature“, di William Henry Fox Talbot. L’immagine rivela l’esistenza, delle cose e delle genti. L’occhio del fotografo scopre e cattura l’importanza del dettaglio, apparentemente invisibile. L’ambiente più scontato e quotidiano è in realtà una foresta intricata di segreti e di possibilità, terra di tesori nascosti e di combinazioni inaspettate, geometriche e cromatiche, cognitive e sensoriali. Soggetto, luce, composizione, esposizione. Il tutto avvolto in un vero e proprio conflitto di indeterminazione: essere parte del tutto senza alterarlo. Quanto più sei esterno al contesto, quanto più il contesto sarà difficile da capire e da raggiungere. Quanto più sei parte del contesto, quanto più lo stai alterando con la tua stessa presenza. Il fotografo è artista ma anche psicologo, sociologo, neurologo, deve poter capire, deve poter vedere, deve poter prevedere, deve poter interpretare, quello che gli altri non capiscono, non vedono, non prevedono, non interpretano. La sua immagine sarà arte, ma anche memoria, e documento. La responsabilità è evidente, la soddisfazione immensa.

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