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Pasquino 2013 (EBruner)Il rientro annuale in zona feste. Arrivati a Fiumicino alla stazione per Roma si rompono due treni, due, mica uno. Le obliteratrici sono nuove ma non funzionano. Nel vagone lo schermo che annuncia la prossima stazione tarda una o due fermate in più ad aggiornarsi. I prezzi del mezzo per niente economici, igiene minima, ritardo. Poi gli autobus. Trovare i biglietti richiede una certa dedizione, e comunque in una settimana densa di mezzi pubblici nessuno mi ha poi mai chiesto un controllo, una verifica. La gente entra dalle porte di uscita e esce da quelle di entrata, senza manco farci caso, anche quando l’autobus è vuoto e non costerebbe nulla rispettare la regola. Anche nella metro in centinaia si affannano, con la irritata superficialità della noia quotidiana, nei corridoi con divieto di accesso, ormai senza nemmeno accorgersene. Per strada ti muovi su questi marciapiedi sgangherati, nei quartieri ricchi come in quelli poveri, buche e monnezza, lavori lasciati a metà, strutture arrugginite. Alcuni marciapiedi sono sgangherati per atavica assenza di qualsiasi forma di mantenimento. Ma quelli che sono stati mantenuti stanno peggio, tappati da strati deformi di catrame improvvisato e spalmato frettolosamente come pezza incoerente di un urbanismo corrotto e rimediato. La segnaletica stradale quasi sempre scolorita, impercettibile, logora, dimenticata. Auto e motorini lasciati in mezzo alla strada, con una spontaneità aberrante e isterica, mentre gli autobus cercano di infilarsi tra una doppia fila e il bordo divelto di un giardinetto lercio e spennacchiato. Eppoi la monnezza … sui marciapiedi, ai lati dei cassonetti, dietro i muretti, negli angoli rotti degli edifici, sotto le macchine … la spazzatura fresca e quella stagionata. La strafottenza becera del cittadino che non ha ancora scoperto il vantaggio del rispetto comune esasperata nei suoi effetti dall’assenza colpevole e sfacciata dell’istituzione. Come si può chiedere una responsabilità sociale, culturale o professionale a un popolo che ormai è assuefatto al degrado, all’assenza di regole, alla rassegnazione dell’approssimato e della mancanza di rispetto civico? E la colpa peggiore, quelle che richiederebbe una punizione esemplare o divina, non è aver promosso questo degrado, ma l’aver fatto pensare che il degrado sia la norma. Il crimine, subdolo e infame, è far credere che il degrado sia una condizione di normalità. Sotto casa qualcuno richiama l’attenzione di un vigile su un alterco che sta bloccando la circolazione: un tizio che ha parcheggiato l’auto dentro lo spazio di passaggio per pedoni è rimasto bloccato dall’auto di un altro tizio che ha parcheggiato in seconda fila strozzando la corsia preferenziale dell’autobus, che è rimasto arenato nell’imbuto. Il vigile si gira dall’altra parte e, allontanandosi nella direzione opposta, dice “No no, meijo che lascio perde, sinnò je devo da rovinà le feste”. Buon natale, mammaroma!

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