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DNAtype (EB)In un recente incontro su scienza e mezzi di comunicazione Alicia Rivera,  una responsabile del settore scientifico del periodico El País, ha richiamato l’attenzione su una differenza sostanziale tra giornalismo scientifico e divulgazione scientifica. Il giornalismo scientifico è il mezzo con cui mettere a conoscenza il pubblico sull’attualità del progresso scientifico. Si tratta di tenere aggiornati i cittadini sullo stato dell’arte per fargli sapere che, a parte esserci una guerra in un posto e una crisi in un altro, tra un tifone che distrugge una società e un folle che distrugge una famiglia, la medicina sta indagando un certo aspetto del cancro, i fisici tengono d’occhio un gruppo di stelle, e gli zoologi hanno scoperto una nuova capacità fisiologica del mammiferi. Il giornalismo scientifico deve mantenere il cittadino informato su quello che sta cuocendo in pentola, senza necessità di farlo entrare nel dibattito o di renderlo partecipe dei meccanismi che ci sono dietro. Invece la divulgazione scientifica deve mettere a disposizione, per chi volesse fare un passo in più, la possibilità di poter essere messo al corrente con maggior dettaglio sulle dinamiche, sulle questioni, e sulle conoscenze attuali di un certo problema associato a un contesto di ricerca. Questi due obiettivi, giornalismo e divulgazione, sono talmente diversi da richiedere professionalità differenti, regole differenti, e metodi differenti. Ed è utile che lo tengano in conto tanto i giornalisti come i ricercatori. Aggiungo io però una terza categoria: l’educazione scientifica. E’ qualcosa che forse viene prima del giornalismo e della divulgazione, come priorità ma anche come fase preliminare. Se il giornalismo scientifico mantiene aggiornato lo stato dell’arte e la divulgazione scientifica ne permette lo sviluppo dei contenuti, l’educazione scientifica rappresenta quella componente previa che deve insegnare al pubblico come interpretare e digerire le informazioni che gli vengono consegnate. Senza una corretta educazione scientifica, che trasmetta le prospettive e insegni ad interpretare affermazioni o risultati, il giornalismo e la divulgazione scientifica si troverebbero di fronte un pubblico impreparato a ricevere e assimilare le informazioni. Un pubblico non preparato a leggere il dato è impermeabile anche all’informazione più basica, e corre il rischio di rigettarla o addirittura interpretarla attraverso una lettura incorretta. Un pubblico impreparato non è più pubblico, ma solo cliente. E il cliente non chiede di essere formato, ma solamente intrattenuto. Educazione scientifica, giornalismo scientifico, divulgazione scientifica, tre categorie differenti, che hanno scopi e metodi e necessità differenti, ma che si appoggiano delicatamente l’una sull’altra. I meccanismi sono complessi e l’obiettivo è complicato, richiedendo professionalità, dedicazione, e competenza. Si consiglia vivamente di non lasciare il tutto all’improvvisazione.

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