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Before they pass away (Jimmy Nelson)Jimmy Nelson fa un viaggio ascetico nel Tibet dopo un’esperienza gesuita e scopre nella fotografia la catarsi dei paesaggi e dei popoli dimenticati. Microscopio del mondo, la fotografia rivela angoli nascosti del suo tessuto umano. E pensa al progetto: scovare e ritrarre quei popoli che hanno optato per l’isolamento, in attesa di un inevitabile oblio. Progetto non nuovo agli etnologi e agli antropologi culturali, ma sempre benaccetto se ci può restituire allo stesso tempo conoscenza e arte. Mi viene in mente la storia di Edward Curtis, che decise di raccontare e salvaguardare sistematicamente una memoria fotografica delle culture amerindie, allora già in fase di prepensionamento avanzato su scala continentale. Quasi dal nulla generò uno stile, una referenza, e un giro di affari interessante per chi segue i cammini dell’arte e quelli del business. Se le sue immagini ancora oggi ci aiutano a non dimenticare quelle genti perdute, al tempo generarono non poche polemiche, dietro l’accusa di essere manipolate artisticamente e etnologicamente per fini estetici e commerciali. Tra storia e arte, tra documento e immaginazione, la fotografia da sempre soffre e per sempre soffrirà questa sua nobile e schizofrenica vocazione ambivalente. Ma il tempo passa, e le foto restano. Le immagini di Jimmy Nelson sono eccezionali. Incredibili. I popoli nascosti in attesa della loro stessa scomparsa. C’è forse da riflettere su queste due componenti, isolamento e oblio. Vanno davvero sempre insieme? Alla fine è una questione relativa, come per quel pazzo che chiedeva da dietro alle sbarre a un passante se erano in molti a stare lì dentro. Chi è davvero isolato, un cacciatore-raccoglitore della foresta amazzonica, o uno sconosciuto impiegato che vive invisibile nell’orda anonima della nostra ammassata società? Chi dei due è davvero destinato all’oblio?

¿A qué le llaman distancia?
eso me habrán de explicar.
Sólo están lejos las cosas
que no sabemos mirar

(Atahualpa Yupanqui)

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Before They Pass Away“, buttate un occhio su United Explanations  e sul blog The Travel Photographer.

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