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Der Bücherwurm (Carl Spitzweg)La cultura materiale cambia, spesso evolve. Ci sono lunghe stasi di inerzia, ma anche grandi salti, e le estinzioni. Le leggi della selezione culturale non necessariamente seguono criteri di logica o di efficienza, e spesso la falce dell’oblio colpisce seguendo richieste di mercato e di clienti che si basano su caratteristiche e fattori tanto imprevedibili come frequentemente poco sensati. Indipendentemente dai suoi meriti, lo strumento si incontra con le necessità di un pubblico che non sempre ha un criterio oggettivo o ben strutturato, rischiando di finire come tecnosauro negli strati geologici della cultura dimenticata. Dopo secoli di successo incontrastato, il libro si trova in un momento di insicurezza adattativa. Le alternative digitali da un lato e il mercato di internet dall’altro stanno mettendo in discussione la sopravvivenza dell’oggetto di culto intellettuale per antonomasia. Il tema è senza dubbio piccante, ma il dibattito è a volte parziale, spesso con sfumature più da salotto che non da analisi sociologica. Per esempio la discussione troppo spesso si centra sulla battaglia tra libro stampato e libro elettronico, dimenticando che c’è anche l’alternativa tragica di una estinzione di massa di entrambi i supporti, vista la scarsa attenzione delle nuove generazioni per qualsiasi fonte di informazione che richieda più di una manciata di caratteri e di trenta secondi di dedicazione cognitiva. Il salotto inoltre si riferisce automaticamente e senza distinzione, quando si parla di libro, alla letteratura e al genere narrativo, dimenticando tutte le altre sezioni bibliografiche che includono saggistica, scienza, tecnica, o arte. La narrativa ha molte caratteristiche adatte alla sostituzione dei supporti digitali (obiettivi di intrattenimento, generalità del pubblico o dei contenuti) ma i settori più professionali hanno invece componenti meno compatibili a livello tecnico come di mercato con i limiti dei supporti integralmente elettronici. E’ chiaro che una libreria si deve adattare al contesto sociale, economico e culturale di un momento storico, ma questo è vero sempre, non solo nell’era digitale. Le librerie attualmente hanno forse più bisogno di specializzarsi, occupando nicchie culturali ben definite in cui possano sviluppare un ruolo di referenti. Sicuramente c’è anche bisogno di ampliare il concetto stesso di libreria, da un lato offrendo risorse di mercato che vanno più in là del solo materiale cartaceo, e dall’altro aprendo a nuovi tipi di servizi. Ma soprattutto la libreria deve trasformarsi in un luogo di incontro, di consultazione, di intercambio culturale. Ovvero, la libreria deve poter andare oltre il mercato dell’informazione, in cui non può competere con internet, e farsi referenza del mercato della cultura. Il libraio, in questo senso, oggi più che mai deve essere non solo cassiere, ma anche assessore culturale, consulente intellettuale, maestro del conoscere. La libreria deve farsi tempio, piazza di incontro, bottega del sapere, laboratorio cognitivo. L’incapacità di relazionarsi con se stessi e con gli altri sta generando un isolamento sociale preoccupante. C’è quindi un fattore che rappresenta allo stesso tempo risorsa e responsabilità della libreria di fronte alle alternative digitali: il lato umano. Al di là della semplice esperienza sensoriale e del mero esercizio informativo, leggere vuol dire conoscere. E conoscere vuol dire soprattutto condividere.

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