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Robert Fogarty 2013 (Syria)Il perbenismo della domenica vede l’immigrato che arriva sul canotto come un pirata d’assalto, non ricordando invece che è un essere umano abbandonato ad uno stato di disperazione dove le scelte estreme hanno una loro semplice ragion d’essere: quello che lascia dietro di sé è comunque peggio di quello che probabilmente l’aspetta. Certo, le culture sono tanto differenti che chi arriva a remi porta con se una prospettiva non sempre compatibile con una società europea che, con tutti i suoi difetti e le sue ipocrisie, attualmente sta riuscendo a garantire una qualità della vita eccezionale se confrontata con la maggior parte delle alternative geografiche planetarie. Da qui i problemi di integrazione che ben conosciamo. E allora si genera il falso dibattito: frontiere aperte o frontiere chiuse. Come se queste due possibilità fossero le uniche disponibili. Il dibattito si accende sull’altezza del muro, sulle capacità di filtro o di accoglienza. Lasciare questa gente al mare della disperazione è inumano, ma portare tutti dentro non risolve il problema sociale. E mentre le opinioni si sfidano discutendo dello stato della frontiera, nessuno si ricorda che il problema è più a monte. Nessuno sembra far caso al fatto che il problema non è la frontiera, ma la stessa disperazione. La soluzione non sta nella frontiera. La soluzione non consiste nel far passare o non far passare i disperati, ma nel non generare disperazione. Se invece di investire in barriere o trame mercantili geopolitiche su larga scala si mettesse lo stesso impegno nella promozione della qualità della vita di quelle terre consunte dalla corruzione e dal degrado umano, le frontiere potrebbero restare aperte, e vuote. Dietro alla demagogia delle frontiere c’è una vecchia e cara ipocrisia egoista, che si preoccupa della disperazione solo quando questa arriva a sporcare i fiori del nostro giardino. Ma la nostra responsabilità non è alle frontiere, arriva molto prima. Non dobbiamo discutere su come ricevere le zattere, ma su come arrivare ad eliminare il disperato bisogno di farle partire.

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