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Gozo (EBruner 2013)Anche in geografia tutto è relativo, e come sempre questione di scala. Gli “Europei” sono molto più simili tra loro, in termini di cultura e società, se confrontati con “Asiatici” o “Africani”, ma dentro il concetto di Europa c’è una eterogeneità a volte preoccupante, per chi abbia idee e necessità di una prospettiva condivisa. Speriamo in una Comunità Europea coerente, perlomeno di fronte ai (e in difesa dai) modelli alternativi, come quelli fallimentari dei Paesi in continua devastazione culturale e sociale, come Russia, Cina, o Stati Uniti d’America. Ma le regole del mercato e della geopolitica, anche e soprattutto a causa di una assenza netta di confini politici ed economici validi o sensati, stanno creando una situazione di inefficienza generale, schizofrenica, a metà tra un falso progresso e una reale retrocessione. Malta, enclave anglo-siciliana di stampo integralista cattolico circum-africano, è un esempio perfetto di terra di mezzo. La natura ha creato il prodigio, la storia ne ha fatto mercato in eterno e costante baratto, la speculazione edilizia lo ha cementato in un istante, e il carattere mediterraneo lo ha affossato in una condizione di ammucchio e improvvisazione. L’Europa ha acquistato il tutto. L’immenso valore storico e naturalistico, trasformato già da anni in spiaggia low-cost per villeggianti anglofoni e liceali in cerca di lingua e spirito etilico, soffre ad oggi uno stato generale di abbandono culturale e demografico, e viene svenduto all’euro senza evidenze di grandi prospettive, in assenza di una robusta coordinazione, e con poco stile. Dokrobei maltés (EBruner 2013)L’impressionante patrimonio storico, le gemme della geomorfologia costiera, e i rari esempi di buona gestione, soffocano in una matrice di abuso e ammucchio edilizio, infrastrutture sgretolate, improvvisazione umana, e zella sparsa. Ora, uno Stato ha sovranità totale anche sul suo stato di degrado, ma quando si sale su un carro comune bisogna poter dare garanzie comuni. Certo, decenni di svendita e abbandono non si recuperano in poco tempo, e tra le carcasse del patrimonio dimenticato e di una mentalità rimediaticcia ci sono comunque molti esempi di alternative valide e di volontà differenti. Ma certi investimenti sono rischiosi (e non solo in termini economici) per una Europa già in preda a forti scompensi di identità. E rimanendo in zona isole, Malta ha comunque alcune buone carte per tentare una lenta guarigione, mentre in una situazione come quella di Cipro, senza le stesse risorse culturali né geografiche, persa in una desolazione di polvere e monnezza, la scommessa suona con ogni probabilità perdente. Il mediterraneo è un punto di flesso, continuità e discontinuità che convergono in una stessa derivata, mescolando popoli e storie in un confine frattale che trasforma la geografia in un sistema instabile e con poca resistenza. I singoli Stati hanno la democratica sovranità sulle loro questioni interne, ma devono accettare di perderla se salgono su una barca comune. Vantaggi e svantaggi, ma se si sale a bordo poi bisogna remare. Ad occhio, situazioni come quelle di Malta e (soprattutto) di Cipro per il momento possono solo fare da boe per marcare confini e ammortizzare contatti, più che da braccio motore su cui poter contare per navigare il vascello.

Marfa (EBruner 2013)

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