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Artemio Altidori 1963Negli anni ottanta Richard Rogers e Robert Hackenberg proposero una nuova fase epidemiologica: dopo l’era delle patologie acute (virus e compagnia) e dopo l’era di quelle croniche (cardiovascolari, tumorali, e quant’altro), stava arrivando l’era delle morti per strafottenza. Chiamarono questo nuova tappa sociale “hybristic stage”, dal termine greco hýbris: la colpa di chi va contro le leggi divine, e la punizione degli dei per i tracotanti. Lo stadio ibristico si può tradurre in poche parole con un “tanto a me non mi succede”. E sì, perché se ti ritrovi con i polmoni massacrati dalla nicotina negli anni trenta puoi dire che non te lo aspettavi, ma già alla fine del secolo scorso, con le informazioni disponibili sui fattori che giocano con la nostra salute, la sorpresa sarebbe ipocrita. Ad oggi se ti intasi di tabacco, se ti alimenti di scarti industriali, o se ti incontri con un platano a duecentoallora, secondo la proposta dei nostri sociologi epidemiologi la tua morte non può finire nelle statistiche dei tumori, degli infarti, o degli incidenti stradali, bensì in quella dei suicidi. Con le informazioni che abbiamo, seguire un certo stile di vita rivela o una strafottenza ibristica, superficiale e irresponsabile, oppure una scelta autonoma e consapevole, della quale però poi bisogna avere la coerenza di non lamentarsi. Non è solo patologia individuale, ma delle masse. Si continua con campagne inquisitorie contro il fumo, ma si continuano a vendere sigarette. Si denuncia l’alimentazione monnezza, ma si promuovono e si lasciano pubblicizzare tutti i tipi di scarti alimentari delle multinazionali del cibo. Si perseguono gli eccessi automobilistici, ma si vendono auto sempre più potenti. Si chiama ipocrisia sociale, al soldo del mercato e fondata sulla natura incoerente e superficiale del genere umano. Pochi giorni fa in Spagna un toro, liberato tra la folla per la razione di circo quotidiano, come tante altre volte non ha rispettato la coreografia e ha trapassato il torace di un tizio, che è morto da ebete e, avendo due figli piccoli, anche da egoista e irresponsabile. Sono ovviamente seguite le dovute lacrime di coccodrillo di mass media e organizzazioni municipali, che al momento successivo stavano già organizzando il successivo appuntamento tauroludico.  Dopo i fumatori che denunciano le ditte di tabacco perché li hanno lasciati fumare, gli Stati Uniti d’America (sempre risorsa e garanzia inestimabile di incoerenza e cattivo esempio) ci offrono un nuovo brillante spunto di ipocrisia sociale: molti ex-giocatori di football americano (vitelli ormonati che con una corazza si schiacciano vicendevolmente la testa mentre schizzano testosterone dalle corde vocali) stanno denunciano le istituzioni sportive e governative perché si ritrovano vecchi e suonati, a causa di multiple e ricorsive lesioni cerebrali. Pare che mentre si facevano ricchi e famosi dando calci in faccia agli avversari, portandosi a letto una amena varietà di colorite pischelle ponpon, e proponendosi con orgoglio come anello di congiunzione tra l’uomo e il cinghiale, nessuno li aveva avvisati ufficialmente che prendere botte in testa per anni e anni può comportare qualche effetto secondario, e i loro avvocati stanno spillando quattrini a più non posso. Con le condizioni lavorative inaccettabili e subumane che troviamo in gran parte del pianeta, dall’inferno delle miniere africane ai campi di concentramento dell’industria asiatica, i vitelli ormonati del circo statunitense sono garantiti in contanti contro gli effetti collaterali di aver lucrato sulla grettezza e sulla barbarie. Cari vitelloni, mostri della nobile arte del pestaggio, dovevate prestare attenzione ai moniti dei grandi vecchi del settore, come Artemio Altidori, che riassumendo in poche parole l’esperienza di una vita, affermava guardando lontano con gli occhi lucidi del ricordo: “I cazzotti, fanno male. ”

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