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Cheshire Street (by Phil Maxwell)

Internet ha cambiato tutte le regole dell’informazione. Sono cambiate le necessità, i criteri, le prospettive, il come e il dove, è cambiata la scala e sono cambiati i modi e i tempi. Come sempre quando ci sono grandi cambi tecnologici, l’errore più frequente e naturale è quello di utilizzare i nuovi strumenti con la mentalità di quelli passati. Spesso si pensa che un nuovo strumento serve solo a fare meglio lo stesso lavoro di prima, senza capire che la parte più importante di una innovazione è invece il cambio di possibilità. Tra le tante conseguenze del passaggio, che terranno ben intrattenuti i sociologi della comunicazione per decenni, vale la pena ricordare a livello giornalistico l’aumento esorbitante dei tempi di persistenza di un documento e di accessibilità di una data notizia. Un articolo tradizionale scritto su un periodico si leggeva qui e adesso. Il giorno dopo la pagina stava nella lettiera del gatto, o assorbendo liquami del fondo del cestino della spazzatura, e non era cosa frequente andare a ripescare trafiletti dagli archivi. Invece un documento pubblicato in una pagina web resta lì per tutto il tempo necessario, a la mercé dei motori di ricerca e di lettori che lo potranno leggere, rileggere, e forwardare, fino a che Google non ci separi. Gli articoli minori, colonne di riempimento destinate all’oblio e alla lettiera felina, sono quelli che più possono approfittare di questa eternità digitale. Gli articoli minori sono anche quelli a cui spesso vengono destinati i giornalisti meno collaudati, e per i quali il rigore è meno importante. Gli articoli minori sono quelli dove per esempio molto frequentemente sigle, nomi, affiliazioni, o referenze, si ritrovano ingiustamente maltrattati da improbabili serie di errori di trascrizione, fallimento incomprensibile di un semplice ma inefficiente processo di copia e incolla. Beh, fino a quando la mancanza di rigore rimaneva nella lettiera del gatto poco male. Ma adesso che la notizia rimane incastonata tra i pixel, e amplificata dall’eco infinito degli ipertesti, si consiglia una dose più generosa di attenzione. E, in molti casi, anche un occhio di riguardo per alcune interessanti basi della grammatica e della sintassi, che la tastiera batte dove poi l’occhio duole …

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