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Corrupción (El Roto)

La Reale Accademia Spagnola ha appena compiuto trecento anni. Dotta e attenta alle sfumature dell’idioma, tra le differenti interpretazioni della parola “corruzione” ne elenca una che si riferisce specificatamente al contesto istituzionale: “Nelle organizzazioni, specialmente in quelle pubbliche, pratica consistente nell’utilizzo delle funzioni e mezzi delle stesse per profitto, economico o di altra natura, dei suoi gestori”. Spesso associamo la parola “corruzione” a un movimento di denaro, ma è chiaro che deve potersi riferire a qualsiasi forma di profitto dei gestori, quando questo non coincida con gli obiettivi dell’istituzione ma piuttosto con un profitto personale. Così possiamo definire “corrotti” tutti quei gestori che utilizzano funzioni e mezzi per un vantaggio proprio, non associato agli scopi reali o perlomeno ufficiali di una certa organizzazione. Il vantaggio può essere economico, ma anche (e qui probabilmente si sottovaluta la questione) “di altra natura”.

L’utilizzo improprio di mezzi e funzioni porta senza via di scampo, di fronte a una valutazione ufficiale o all’opinione pubblica, a due forme di difesa. La prima è la generazione di confusione, finalizzata a creare un ambiente dove la poca visibilità non permetta discernere, provare, o anche solo ricordare, le responsabilità. Questo è valido anche per il linguaggio: la capacità di sequenziamento logico delle persone può essere spesso molto limitata, e siamo abituati a dibattiti (in politica è una strategia utilizzata costantemente) dove le risposte non hanno a che vedere nulla con le domande, e l’attenzione si sposta continuamente lungo un filo del discorso del tutto incoerente. La seconda forma di difesa è la bugia, che si fonda sulla buona fede della persona che ascolta. Quando qualcuno fa una affermazione, l’affermazione si da automaticamente per buona (il principio di Mr. Ripley). E`quanto basta per per negare una evidenza senza dover dare troppe spiegazioni, o per lasciare un dibattito in uno stato di sospensione perpetua a causa di versioni dissonanti. La bugia ha solo una controindicazione: funziona sulle masse esterne, ma a livello locale tradisce e rivela il bugiardo sulla piccola scala di chi sa veramente come stanno le cose. La bugia è una soluzione estrema, perché “brucia” a livello locale l’identità nascosta del bugiardo, ovvero del corrotto.

Il tutto ovviamente avviene dentro un ambiente sociale che, anche se non deve necessariamente rendersi complice, deve però perlomeno permettere. Un caso esemplare è “la raccomandazione”. In molte situazioni non è nemmeno interpretata come “corruzione”, ma come naturale, responsabile, e spontaneo gesto d’amore verso il parente o verso l’amico: se non aiuto mio figlio, o un caro amico, o qualcuno che in futuro può restituirmi un favore, sono uno stolto e un irresponsabile. In un ambiente di “raccomandati” c’è almeno un corrotto effettore, ma ci deve essere per forza anche un raccomandato, un raccomandatore, e un sistema amplio e strutturato che fa finta di nulla e permette, ovvero non ostacola né denuncia. La raccomandazione è, in questo senso, “democratica”. E’ molto importante ricordare che inzeppare una istituzione di raccomandati non solo genera una catena di favori aperti, ma soprattutto crea intorno al corrotto un branco di impiegati “grati” che ne difenderà l’operato, ne appoggerà le decisioni, eseguirà ordini e comandi senza dar problemi, e creerà una barriera di protezione soprattutto contro eventuali valutazioni ufficiali.

La corruzione è una patologia sistemica: quando ci sono mele marce, è perché tutto l’albero è infetto. E nascondere il frutto non serve a nulla, se le radici sono avvelenate.

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