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Tiempo al tiempo (EB)Chi è giovane parla soprattutto al futuro. Chi è giovane parla di quello che farà. Progetta, organizza, e orienta, con maggior o minor successo o criterio, azioni o decisioni future, sulla larga o sulla piccola scala, sui grandi ideali come sulle banalità dell’ordine quotidiano e della poca esperienza. I vecchi invece parlano al passato. Fanno un uso continuo e costante del passato. Guardano al passato. Pensano al passato. Quelli saggi leggendo il passato come un prezioso manuale di vita, gli altri come una rivista ingiallita, una foto piegata da troppo tempo tra la polvere di un libro che si chiama esistenza. I giovani progettano, i vecchi ricordano. I giovani ti dicono quello che vorrebbero fare, i vecchi quello che hanno già fatto. Nella media e con tutte le eccezioni, l’utilizzo dei due tempi verbali è inversamente proporzionale, seguendo una legge di vita: con gli anni, diminuisce l’uso del futuro, e aumenta quello del passato. Prima arriva una soglia in cui i due tempi si bilanciano, e non sei più giovane. Poi ne arriva un’altra dove cambia il segno delle frequenze, e forse sei vecchio. E’ ovvio pensare che le proporzioni di utilizzo dei due tempi siano conseguenza di un cambiamento nella mentalità e nelle prospettive. Probabilmente è così, ma forse le cause e gli effetti non sono  unicamente organizzati in una sola direzione. La mente influenza il linguaggio, ma il linguaggio influenza la mente. Il tempo che passa ti toglie possibilità e ti da più ricordi, inducendoti ad un uso sempre più frequente del passato. Ma allo stesso tempo l’utilizzo sempre maggiore del passato ti orienta verso ciò che è stato distogliendoti da quello che sarà, o che potrebbe essere. Usare sempre più frequentemente il passato probabilmente ti invecchia, accelerando il processo e facendo cadere la mente in uno stato di avvolgente e macerante melanconia. Usare il futuro invece accende lo stimolo, risveglia la sfida, stimola l’attenzione, e ti fa sentire parte attiva del presente. Parlare al futuro ti da una prospettiva, e una responsabilità: l’essere vivo. Non possiamo fermare il tempo, ma forse possiamo dargli un pó di tempo in più, imparando al passato, ma continuando a pensare e a parlare cercando di utilizzare, tutte le volte che possiamo, il futuro.

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