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Veneno ...Un presidente muore dopo una della tante battaglie perse contro il cancro. Niente di strano, perché almeno in teoria un tumore non conosce gerarchie, anche se a volte può farsi influenzare dalle risorse mediche ed economiche in mano solo dei pochi, o da degradate situazioni ambientali sotto i piedi dei molti. Ma per pensarlo come arma di assassinio occulto, ci vuole un po’ più di fantasia, o una dose di preoccupata serietà. Non dubitiamo che i servizi segreti di mezzo mondo abbiano strumenti che non ci sono noti né facilmente immaginabili. Non dubitiamo nemmeno che i governi non abbiano il minimo scrupolo ad agire di forma spietata in nome di false ideologie e di veri interessi personali. Nemmeno dubitiamo che l’avvelenamento è storicamente l’arma del delitto più complessa e capricciosa, richiedendo conoscenze di dettaglio, menti brillanti, e un ingegno raffinato che sa muoversi tra scienza e crimine con precisione da scacchista e freddezza da chirurgo. Ma quando un governo accusa un altro di avergli fatto fuori il presidente con un tumore telecomandato, ci sono solo due possibilità: o è vero, o è falso. Nel primo caso andiamo male. Non ci sorprenderemo poi troppo perché siamo abituati a peggio, e mettiamo solo quel poco di stupore per tener viva la falsa speranza che il mondo sia un posto più decente. Ma di queste cose se ne sono sempre fatte e se ne stanno ancora facendo, solo che il protocollo vuole che si confessino solo decenni più tardi, quando i colpevoli sono morti, spariti, o in una casa di riposo. Nel secondo caso andiamo male tanto quanto. Un governo che molla una accusa come questa senza prove e senza un minimo di rigore sarebbe un governo di pecioni e disperati, incolti improvvisati che un giorno si sono trovati a dirigere un pezzo di pianeta. Se il tutto non è il solito teatrino giornalistico montato per intrattenere il personale, andiamo comunque male. Altrimenti andiamo peggio.

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