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Bressanone 2013 (foto E Bruner)Questa settimana in Spagna il metadone sociale del futbol e l’anestetico cerebrale del gossip sono lievemente sottodosati perché giornali, televisioni, e corridoi istituzionali hanno un intrattenimento alternativo: politica e corruzione. Hanno beccato il tesoriere del Partito Popolare, (che è il partito conservatore al governo) con una mano zeppa di denaro illegale e l’altra in pieno riciclo libero di conti sperduti. Grossa crisi, qualcuno si indigna, le trasmissioni televisive lucrano e le poltrone danno poche spiegazioni. Ma perché se tutti danno per scontato che i politici rubino e facciano mambassa, poi quando li beccano davvero ci si indigna e si protesta? Dove sta la sorpresa che scatena l’indignazione? Se l’esperienza millenaria ci fornisce una statistica robusta che ci dice che il politico onesto è una figura perlomeno improbabile, dove sta la sorpresa quando si scopre che è davvero così? Ci si indigna forse non tanto perché stavano rubando (che già lo sapevamo) ma perché si sono fatti beccare? Ci rimaniamo male perché pensiamo siano parassiti più abili? Ci importa meno se ci depredano senza lasciar traccia? O forse è solo che l’evidenza più chiara e cruda non può nulla contro la debolezza più illusa della speranza che la situazione non sia poi così drammatica come tutti i dati sembrerebbero sostenere. In Italia siamo andati avanti per decenni con caricature, vignette, barzellette, e luoghi comuni, sul socialista ladrone, il democristiano mafioso, o il prete pedofilo. E poi quando sono arrivate le mani pulite, i processi, o le autocritiche vaticane, tutti in coro a strabuzzare gli occhi e a dire “Ma allora è vero!!!”. E no … stai a vedere … era solo per dar lavoro a quelli della satira … Ma pensate davvero che un politico con quel tipo di salario, integrato dagli extra e dai privilegi di classe, moltiplicato per interessi e redditi personali sparsi tra aziende e imprese, con vincoli diretti e di rimbalzo a enti e istituzioni di mercato, e una lunga traiettoria di relazioni personali disperse in un labirinto di pubblico e di privato, si svegli la mattina domandandosi come può utilizzare la sua professionalità per migliorare la qualità della vita del suo Paese? Pensate realmente che questa persona, persa da decenni in una gabbia dorata di lusso e di rapporti economici, abbia un criterio valido e aggiornato di quel che succede lá fuori? Pensate sul serio che questa persona abbia raggiunto la sua posizione in un oceano di interessi e di lobby avvallata dalla sua buona fede? Pensate infine che questa persona sia davvero libera di decidere? Monicelli diceva che la speranza è un inganno inventato dai potenti. Da migliaia di anni la politica e la religione depredano economicamente e culturalmente lasciando quel minimo di speranza di cui le nostri menti hanno bisogno per continuare a vivere e respirare, sapendo che grazie a quel briciolo ipocrita e illuso di speranza potranno tornare domani ad appozzare dal mucchio, senza il rischio che qualcuno se la prenda a male sul serio e inizi a tirare mazzate. Il ratto messo all’angolo attacca disperato, e bisogna quindi sempre fargli credere fino all’ultimo che potrebbe avere una via di uscita. Altrimenti ci arrabbiamo.

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