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Aviatore o pilota ...?Recentemente Duilio Garofoli ha discusso come offtopic su Neuroantropologia la scarsa correlazione tra la carriera di studi e il lavoro che poi uno si trova a fare. Io già lo dicevo da tempo agli studenti di non metterci eccessiva enfasi e troppa proiezione a lungo raggio su un certo indirizzo accademico, perchè spesso succede che uno si laurea in un campo, si specializza in un altro, e poi trova lavoro in un altro ancora! Tutto fa brodo ed è sempre bene avere una prospettiva ampia, ma evidentemente qui c’è un problema tra la domanda e l’offerta. Ci possono essere “direzioni” di flusso (chiunque può fare l’antropologo, mentre solo un chirurgo può fare il chirurgo), ma in genere le future responsabilità di una persona sono scarsamente deducibili dal suo percorso di formazione. Questo preoccupante fallimento nei processi formativi di qualsiasi tipo (dagli studenti universitari agli apprendisti dei migliaia di corsi di formazione e aggiornamento sparsi tra fondi europei e investimenti regionali) vede sicuramente le istituzioni dirette colpevoli dell’insuccesso, ma conta anche con una certa collusione delle giovani leve che, se da un lato sono parte lesa per l’assenza di garanzia sul loro futuro, dall’altra utilizzano le incertezze anche un pó come scusa per non prendere troppo sul serio le loro responsabilità e la loro professionalità. Questa situazione si è ufficializzata a livello accademico nei “Master”, molti dei quali accettano quasi qualunque tipo di formazione previa anche se in teoria si suppone rappresentino specializzazioni di settore. Delle due, l’una: o la formazione accademica è talmente vuota che alla fine di percorsi di studio differenti non ci sono poi tante differenze, o la professionalità degli impieghi è talmente superficiale che non richiede particolari preparazioni. Delle due l’una, e entrambi peggio.

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