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HispaniaQualche anno fa la Spagna entra in Europa, e siccome è sorella piccola della comunità tutti si prendono cura di lei: arrivano un sacco di soldi. Prima considerazione: con poca esperienza, si fanno molti errori, lanciandosi nell’euforia (o nella speculazione) senza farsi troppe domande. Seconda considerazione: lo spagnolo è in media incredibilmente più individualista di un italiano o di un tedesco. Gli spagnoli si uniscono per bere mangiare e far festa, ma poi nella vita personale ognuno al suo, mors tua vita mea, ognun per se e birra per tutti. Al momento di “pensare comunitario”, lo spagnolo in media e evidentemente con tutte le eccezioni pensa direttamente a se stesso.  Lo fa anche l’italiano, ma forse con un più di senso di colpa. Lo spagnolo invece lo fa con un senso del giusto, è giusto pensare a te stesso, e al limite ai tuoi cari (un concetto molto stretto di “kin selection”). Dico spesso che un italiano pensa agli affari suoi, e se avanza tempo aiuta gli altri. Uno spagnolo pensa agli affari suoi, e se avanza tempo va a farsi una birra. Il risultato era prevedibile. Si è speso denaro a tutta callara. A livello micro, la gente ha iniziato a prosperare di una nuova qualità di vita, che è stata forzata all’estremo e con una prospettiva strettamente individualista. A livello macro, banche, politici, e aziende, hanno fatto mambassa. L’edilizia ha rappresentato l’estremo più sfacciato, e con l’appoggio di banche e politici hanno creato un vortice economico che, non certo contrarrestato dal resto del sistema, è arrivato molto presto al conto finale. Adesso non ci sono i soldi per mantenere tutto. Le istituzioni non pagano i loro debiti da mesi. Le imprese sono ai ferri corti, tagliano il tagliabile e licenziano il licenziabile. Il climax del degrado ha visto al governo la sinistra, che però per lo meno come si usa cerca di mantenere la facciata. Adesso abbiamo al governo la destra, che a parte essere ruffiana tanto quanto, però aggiunge al profilo una apparente intelligenza limitata, una cultura definitivamente più squallida, e una palese assenza di stile e di vergogna.

La prima misura è stata aprire al licenziamento: da qualche mese una istituzione pubblica o privata può licenziare senza dare troppe spiegazioni. Ovvero, se prima poteva licenziare solo per ragioni che riguardavano il lavoratore (si è comportato male, ha rubato, etc.) adesso può licenziare per ragioni proprie (non ho i soldi per pagarlo, o semplicemente non mi serve più il suo servizio). Di qui l’esplosione della disoccupazione, di quei tanti rimandati a casa ufficialmente non per colpa di mala gestione, non per colpa di arricchimenti illeciti e irresponsabili, non per colpa una legge medievale e di una politica collusa, ma per impersonale colpa “della crisi” Poi è toccato a tagli su farmaci e, soprattutto, all’istruzione. L’istruzione in Spagna è davvero in pericolo. Parlo dell’istruzione basica (elementari, medie, e superiori), perché quella universitaria ha già seguito da tempo l’esempio europeo: l’aspetto culturale e formativo è generalmente assente, e l’università è per lo più un meccanismo istituzionale per far cassa in cambio di certificati. Nei mesi successivi poi è arrivato il colpo finale. Non potendo toccare imprese, banche, e grandi lobby (ossia quelli che hanno fatto il danno), e non volendosi mettere contro i privati, la grande stangata arriva agli impiegati pubblici: aumento delle ore di lavoro, riduzione delle vacanze, eliminazione delle paghe extra e dei giorni per malattia. E`davvero il colmo. Ah, dimenticavo, nel mentre viene varato un condono fiscale per alleggerire le pressioni su imprese, banche, e grandi lobby. Ovvero, quelli che hanno creato la gran parte del danno vengono assicurati, e quelli che soprattutto lo hanno subito pagano invece il conto, sfacciatamente contro il senso morale e anche in parte contro quello giuridico. Il trionfo dell’incapacità gestionale è esploso in aumento catastrofico dell’IVA, che soprattutto ha  pesato su chi paga i prodotti con uno stipendio fisso (ovvero, gli impiegati pubblici). L’attuale primo ministro spagnolo, eletto soprattutto grazie alle promesse di risolvere la crisi senza alzare tasse o senza tagliare stipendi, qualche mese fa ha detto che non ha cambiato idea, però … si vede obbligato ad andare contro le sue idee. Sarebbe sufficiente questa affermazione per condannarlo all’esilio.

Una ultima considerazione, non meno importante. Come utile corollario a tutto questo è anche bene ricordare che a parte la crisi un altro serio problema è poi … la crisi. Non come affondo economico, ma come scusa. Se è vero che molte situazioni sono al collasso per l’assenza di circolo economico, è anche vero che in molti casi della malattia si approfitta. Una crisi viene bene per specularci sopra, o anche solo per licenziare uno che non ti andava a genio, per ragioni personali o di interessi. Sarebbe interessante quantificare quanto del crollo sia dovuto al cedimento socio-economico reale, e quanto a quello di comodo.

L’Italia è un Paese con una malattia cronica, dove il degrado procede da mezzo secolo. In cambio la Spagna ha una patologia acuta, dove la mala gestione ha bruciato le risorse rapidamente, in tempi brevi. La qualità della vita è ancora buona rispetto all’Italia, almeno perché ci sono ancora gli echi del decennio di supposta prosperità, che rimangono in infrastrutture e anche forse in una certa mentalità più esigente. I danni di gioventù sono a volte facili da recuperare rispetto a quelli di lunga data, ma possono essere fatali.

Qualche mese fa stavo nella Piazza della Concordia, a Parigi. Il genere umano è spaventosamente ipocrita. La chiamano “Concordia”, ma è dove hanno ghigliottinato centinaia di persone, a volte per ragioni ideologiche, a volte no. Ovvero, come in 1984 di Orwell dove la guerra si fa per la pace e l’odio serve a perpetuare l’amore, faccio una mattanza e poi dico che così ho raggiunto la concordia. Certo, raggiungere la concordia per eliminazione fisica di chi non è d’accordo non è proprio il massimo della coerenza. Come se non bastasse, un quarto della piazza è blindato e limitatamente accessibile, perché assegnato con chissà quale diritto all’ambasciata degli Stati Uniti d’America. Ovvero, nella piazza della concordia c’è la sede del governo più bellico del pianeta. Si dice in Spagna in questi casi: “manda cojones”! A parte queste riflessioni geopolitiche, c’è poco da fare, vedendo la Piazza e immaginando i reali appoggiati al legno, il pensiero non può non andare alle nostre classi politiche, che come stupidi e primitivi parassiti non si rendono conto che se ammazzano l’ospite fanno pure loro una brutta fine!

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